Debiti fiscali e finanziari del libero professionista: come uscirne

Tasse, rate arretrate, finanziamenti che non riesci più a pagare: esistono strumenti per rinegoziare o chiudere i debiti e ripartire.

Soluzione debiti: le opzioni

Se sei un libero professionista o un lavoratore autonomo con cartelle esattoriali e finanziamenti che non riesci più a sostenere, il Codice della Crisi (D.Lgs. 14/2019) prevede alcune procedure di sovraindebitamento come soluzione.

Con la sentenza di apertura di una delle procedure previste, i creditori non possono più avviare né proseguire azioni esecutive sui beni del debitore.

Dopo tre anni dall'apertura, o alla chiusura anticipata, l'esdebitazione può rendere inesigibili i debiti residui, se ricorrono le condizioni di legge.

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Lavorare in proprio dà autonomia, ma espone alle impreviste variazioni dei ricavi. Quando i clienti pagano in ritardo o i costi aumentano all'improvviso, diventa difficile far convivere scadenze fiscali, contributi e rate dei finanziamenti.

Molti professionisti, come agenti di commercio, architetti, consulenti e artigiani, si trovano a dover scegliere cosa pagare per primo: imposte e contributi, oppure le rate dei prestiti contratti per tenere aperta l'attività.

La legge prevede alcuni strumenti pensati per queste situazioni.

Perché i debiti diventano difficili da sostenere


La storia di molti lavoratori autonomi segue percorsi simili, che spesso passano da queste situazioni:

  • entrate irregolari - quando il fatturato oscilla, è difficile accantonare ogni mese le somme per gli F24, e le imposte si accumulano nei periodi di calo;
  • rateizzazioni che si sommano alle spese - la rata del piano di rientro con l'Agenzia delle Entrate Riscossione si aggiunge ai costi dell'attività e alle spese di famiglia, fino a superare ciò che puoi realmente pagare;
  • prestiti per coprire la liquidità - per colmare i vuoti di cassa si ricorre a prestiti personali o carte revolving, e le rate finiscono per assorbire buona parte del guadagno.

Le procedure che un professionista può valutare


Per chi non è soggetto alla liquidazione giudiziale (il cosiddetto “soggetto non fallibile” prima della riforma), il Codice della crisi d’impresa e dell’insolvenza prevede procedure specifiche di sovraindebitamento, che possono portare fino all’esdebitazione. 

  • Ristrutturazione dei debiti del consumatore (art. 67 ss.)
    Si rivolge alla persona fisica con debiti contratti per scopi estranei all'attività professionale
  • Concordato minore (art. 74 ss.)
    Si rivolge a chi non è consumatore e vuole proseguire l'attività
  • Liquidazione controllata (art. 268 ss.)
    Si rivolge a chi non è assoggettabile a liquidazione giudiziale. Il patrimonio viene liquidato a favore dei creditori, secondo un programma di liquidazione
  • Esdebitazione del debitore incapiente (art. 283)
    E' pensata per la persona fisica senza utilità rilevanti, nemmeno in prospettiva. Il giudice può rendere inesigibili i debiti.

Quale sia la più adatta dipende dai tuoi debiti, dai beni, dai redditi e dalla possibilità di proseguire l’attività.

Perché la liquidazione controllata è spesso la procedura scelta dai liberi professionisti


Nel 2025 la liquidazione controllata ha riguardato il 72% delle 360 istanze di sovraindebitamento depositate presso l’OCC della Camera arbitrale di Milano. 

Rispetto ad altre procedure ha requisiti di accesso diversi: è aperta a chi non è assoggettabile a liquidazione giudiziale, non prevede una proposta ai creditori da sottoporre a voto e non richiede, come il concordato minore senza continuità dell’attività, un apporto di risorse esterne. 

Beni e redditi

La liquidazione controllata riguarda tutto il patrimonio, salvo le eccezioni previste dalla legge (ad esempio i crediti impignorabili e, per stipendi, pensioni e salari, la parte necessaria al mantenimento della persona e della famiglia). Questo significa che beni come immobili, veicoli o conti correnti possono essere venduti a vantaggio dei creditori.

Nei 3 anni della procedura, il tuo reddito serve prima di tutto a coprire le spese della tua famiglia. Solo la parte che avanza rispetto a quello che ti serve per vivere viene destinata alla procedura, con un importo calcolato dal Giudice sulle tue reali necessità.

Azioni esecutive: quando si fermano

Il divieto di iniziare o proseguire azioni esecutive individuali sui beni della procedura scatta con la sentenza di apertura della liquidazione controllata, non con il semplice deposito della domanda. Tra il deposito e la sentenza la protezione non è automatica: per questo il momento in cui si presenta la domanda va valutato con attenzione, soprattutto se c'è un'asta o un pignoramento in corso.

Durata ed esdebitazione

Nella liquidazione controllata l'esdebitazione opera di diritto con il provvedimento di chiusura o, prima, decorsi tre anni dall'apertura della procedura. Non è automatica in ogni caso: il debitore non deve aver causato il sovraindebitamento con colpa grave, malafede o frode, e il giudice verifica le condizioni di legge.

L'esdebitazione rende i crediti inesigibili, ma non li estingue. I creditori mantengono i loro diritti verso eventuali coobbligati e fideiussori.

Cosa non si cancella

Restano esclusi dall'esdebitazione:

  • gli obblighi di mantenimento e alimentari;
  • i debiti per il risarcimento dei danni da fatto illecito extracontrattuale;
  • le sanzioni penali e amministrative di carattere pecuniario che non siano accessorie a debiti estinti.

Un caso reale di liquidazione controllata


Il caso che abbiamo recentemente risolto riguarda Giancarlo, un grafico pubblicitario di Ivrea.
Dopo aver perso il lavoro nel 2003, decide di mettersi in proprio.
A causa della crisi finanziaria del 2008, della riduzione del fatturato, di spese/tasse accumulate e del successivo impatto della pandemia nel 2020, si trova sovraindebitato per circa 70.000 euro (per la gran parte verso l'Agenzia delle Entrate e le banche). 

Nel 2024 Giancarlo si rivolge a noi che gli proponiamo la liquidazione controllata

  • Esito del Tribunale: Il 27 gennaio 2025 il Tribunale di Ivrea ha aperto la procedura.
  • Piano di rientro: Non possedendo beni di valore, Giancarlo verserà 200 euro al mese per 3 anni (per un totale di 7.200 euro).
  • Beneficio finale: Al termine dei 3 anni e con il completamento del percorso, i debiti residui verranno cancellati (esdebitazione), permettendogli di ripartire da zero senza più pignoramenti o solleciti.

Ogni caso ha un esito proprio e necessita di valutazioni e proposte specifiche sulle singole difficoltà. Puoi approfondire la sentenza di questo caso.

Domande frequenti


Si possono ridurre i debiti con l'Agenzia delle Entrate Riscossione?
Sì, attraverso le procedure del Codice della crisi d'impresa dell’insolvenza. Il risultato varia in base alla situazione e al percorso scelto. Unica eccezione: le sanzioni legate a debiti già pagati non si possono cancellare.

Quanto dura la procedura di liquidazione controllata?
Con la liquidazione controllata, la cancellazione dei debiti avviene automaticamente alla fine del percorso o dopo tre anni dall'avvio, se si hanno i requisiti previsti dalla legge.

I pignoramenti si fermano subito?
No, non in automatico. I blocchi e i pignoramenti si fermano per legge solo quando il giudice emette la sentenza di apertura della procedura.

Quali debiti non si possono cancellare?
Non si possono mai eliminare gli assegni di mantenimento e alimentari, i risarcimenti per danni da fatto illecito e le multe penali o amministrative. 


Verifica la tua posizione

Se cartelle e finanziamenti stanno pesando sulla tua attività, un primo colloquio con un nostro professionista serve a capire se puoi accedere a una delle procedure del Codice della crisi. 

L'analisi è riservata e la consulenza iniziale è gratuita.

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DATA PUBBLICAZIONE:
30 Ottobre 2026