Giovane imprenditrice indebitata salva parte del patrimonio

Un debito eccessivo costringe una giovane imprenditrice a chiudere la propria attività e vendere la propria casa. Grazie alla Legge 3/2012 viene salvaguardato parte del patrimonio residuo.

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Una giovane imprenditrice gestiva proficuamente due bar con la collaborazione del marito. L’attività commerciale costituiva l’unica fonte di reddito per la famiglia, assicurando entrate sufficienti a garantire un tenore di vita dignitoso. I coniugi avevano anche acquistato la casa coniugale ricorrendo al finanziamento bancario, sempre rimborsato regolarmente. Erano rimborsati regolarmente anche altri prestiti funzionali all’esercizio dell’attività d’impresa.

Ad un certo punto il marito ha cominciato a dissipare le entrate utilizzando il denaro per il gioco d’azzardo. Con enormi sacrifici, la moglie è riuscita per un po’ di tempo a proseguire nella gestione dei bar, provvedendo al pagamento delle utenze, dei dipendenti, dei finanziamenti e del mutuo.

La situazione diventa poi insostenibile, in quanto le entrate non sono più sufficienti a fronteggiare le obbligazioni.
L’imprenditrice è costretta a cessare l’attività e trovare un’occupazione alle dipendenze di terzi. Con la retribuzione contenuta del lavoro a part time e ricorrendo ai pochi risparmi rimasti, la donna estingue alcuni finanziamenti e riesce a pagare interamente le competenze dei dipendenti.
Solo vendendo l’immobile riesce ad estinguere il mutuo ipotecario ottenuto per l’acquisto della casa familiare.

Non riuscendo a pagare i debiti verso l’Erario e l’INPS, verso banche e verso alcuni conoscenti che avevano concesso prestiti personali, chiede la consulenza a Ri.Analisi.

Chi conosce bene la Legge 3/2012 può risolvere situazioni critiche

L’ex imprenditrice è riuscita a salvaguardare il patrimonio rimasto destinandolo al pagamento parziale dei creditori. Grazie alla consulenza di Ri.Analisi e all’applicazione della Legge 3/2021, la liquidità residua dalla vendita della casa è stata salvaguardata al fine di evitare azioni esecutive individuali, così da garantire la soddisfazione dei creditori nel rispetto delle regole della par condicio creditorum. 

Si fa notare che in questo caso il denaro è stato depositato a nome di una terza persona, la quale a sua volta ha dichiarato che la somma è messa a disposizione della procedura di liquidazione.
Il Tribunale di Trieste ha confermato che questa operazione non configura un atto in frode alla legge. 

Una simile operazione oculata può essere posta in essere soltanto da consulenti che conoscono tutti i dettagli della Legge 3/2012 e possono portare a termine la procedura con successo.

Si allega il decreto dd. 15/10/2020 del Tribunale di Trieste.

RI.Blog

DATA PUBBLICAZIONE:
13 Gennaio 2021