Come bloccare un pignoramento con l'accesso alla legge sul sovraindebitamento

Chi ha maturato debiti elevati nei confronti di un creditore può rischiare il pignoramento dei propri beni, compreso lo stipendio o la casa. L’accesso alla legge sul sovraindebitamento può sospendere le procedure esecutive in corso.

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Sono molti i piccoli imprenditori e i consumatori che in questi anni, soprattutto dopo la crisi pandemica, non sono riusciti a far fronte ai tanti debiti accumulati.
Spesso li hanno contratti con le banche o finanziarie, con il fisco, con i fornitori.

In poco tempo il debito iniziale diventa insostenibile e si incorre nel fenomeno del sovraindebitamento; in altre parole i debiti sono talmente elevati che non si ha la possibilità di ripagarli. 

E’ per risolvere questa situazione che nel 2012 è entrata in vigore la Legge sul sovraindebitamento, o Legge 3/2012, ora sostituita dal Codice Crisi, che permette di superare queste difficoltà e bloccare eventuali pignoramenti in corso.

Approfondiamo ora il tema relativo al pignoramento ed alla sua eventuale sospensione grazie al ricorso alla normativa vigente.

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Legge sul sovraindebitamento: quando può sospendere il pignoramento?

La possibilità di sospendere le azioni esecutive è uno dei principali aspetti vantaggiosi della legge contro il sovraindebitamento. Questa serve ai soggetti sovraindebitati per salvaguardare, almeno in parte, il proprio patrimonio sia immobiliare, sia mobiliare.
Bloccare un pignoramento può risolvere una condizione finanziaria disagiata.

Il testo della precedente legge 3 2012 prevedeva un blocco automatico delle azioni esecutive dopo la presentazione della domanda di accesso ad una delle procedure di composizione della crisi: «sino al momento in cui il provvedimento di omologazione diventa definitivo, non possono, sotto pena di nullità, essere iniziate o proseguite azioni esecutive individuali né disposti sequestri conservativi né acquistati diritti di prelazione sul patrimonio del debitore che ha presentato la proposta di accordo, da parte dei creditori aventi titolo o causa anteriore; la sospensione non opera nei confronti dei titolari di crediti impignorabili».

Quindi, una volta avviata una delle procedure previste dalla Legge 3 2012, entrava in vigore la sospensione delle azioni esecutive già intraprese ed era vietato avviarne di nuove.
Chiaramente questo in base ai requisiti normativi previsti e in base a quanto stabilito dal Giudice.

Con il nuovo Codice Crisi invece viene superata la regola dell’automaticità della tutela protettiva, che ora è soggetta alla valutazione del giudice. Quindi la sospensione delle azioni esecutive non è più automatica e, a seconda della procedura scelta, deve essere richiesta dal debitore, mentre i suoi effetti sono successivi alla sentenza del giudice.

Le varie procedure del Codice Crisi in merito al pignoramento

Vediamo nel dettaglio cosa prevedono le varie procedure del nuovo Codice della Crisi d'impresa e insolvenza in riferimento al pignoramento.

Nel piano di ristrutturazione dei debiti del consumatore si fa riferimento all'Art. 70, dove si specifica che dopo l'omologazione del piano, "il giudice, su istanza del debitore, può disporre la sospensione dei procedimenti di esecuzione forzata che potrebbero pregiudicare la fattibilità del piano. Il giudice, su istanza del debitore, può altresì disporre il divieto di azioni esecutive e cautelari sul patrimonio del consumatore nonché le altre misure idonee a conservare l'integrità del patrimonio fino alla conclusione del procedimento".

Nel concordato minore si fa riferimento all'Art. 78 dove si specifica "...il giudice, su istanza del debitore, dispone che, sino al momento in cui il provvedimento di omologazione diventa definitivo, non possono, sotto pena di nullità, essere iniziate o proseguite azioni esecutive individuali né disposti sequestri conservativi né acquistati diritti di prelazione sul patrimonio del debitore da parte dei creditori aventi titolo o causa anteriore".

Per quanto riguarda la liquidazione controllata l’art. 270, comma 5, CCII statuisce che al momento del decreto di apertura della liquidazione controllata "trovano applicazione (i) l’art. 143 CCII, che determina l’interruzione dei rapporti processuali pendenti; (ii) l’art. 150 CCII che dispone il blocco di tutte le azioni esecutive e cautelari anche dei creditori con causa o titolo successivo al momento dell’apertura della liquidazione controllata; (iii) l’art. 151 CCII che prevede l’apertura del concorso dei creditori sul patrimonio del debitore e che ogni credito, anche quello esentato dal blocco delle azioni esecutive e cautelari, deve essere accertato dagli organi della procedura secondo il procedimento di accertamento del passivo".

Tipi di pignoramento

Pignoramento immobiliare

Se un creditore intende farsi ripagare quanto concesso al debitore, può rivalersi sui beni immobiliari di quest’ultimo, anche sulla prima casa.

Una volta che il creditore avrà consegnato al Tribunale competente tutti gli elementi utili alla procedura, entro e non oltre 15 giorni dalla consegna della notifica di pignoramento, prenderà avvio la procedura esecutiva.

A questo punto è necessario intervenire tempestivamente per bloccare il pignoramento.
Spesso, invece, si ricorre alla legge sul sovraindebitamento quando è troppo tardi per salvare casa e immobili.
Facciamo notare che il bene già venduto all’asta, non può più usufruire dei benefici della legge sul sovraindebitamento. Si può al limite tentare una diversa assegnazione del ricavato dell’asta, ma non si può annullare la vendita. 

Se si interviene in prossimità dell’asta, invece, ci sono concrete possibilità di intervenire in modo vantaggioso.

La prima casa è pignorabile?

Sì, anche se molte persone pensano che la prima casa non sia pignorabile, in quanto bene essenziale.
La realtà è diversa e dipende dal soggetto creditore. 

Se i creditori sono banche, finanziarie o privati, la prima casa si può pignorare e per il debitore non sussiste nessuna forma di tutela. 

Se invece il creditore è l’Agenzia Entrate Riscossione vengono applicati limiti e condizioni sulla pignorabilità.

Il pignoramento della prima casa non è possibile nei casi seguenti:

  • l’immobile è l’unico di proprietà del debitore
  • è il luogo di residenza del debitore
  • non è un immobile di lusso, anche se è l’unico (categorie A/8 e A/9)
  • è accatastato come civile abitazione.

Se manca una sola di queste condizioni, anche l’Agente per la riscossione esattoriale può pignorare la prima casa. 

Le altre condizioni che rendono possibile il pignoramento anche da parte dell’Agenzia Entrate sono:

  • un debito superiore a 120mila euro
  • beni immobili di proprietà del debitore superiori a 120mila euro.

Una consulenza qualificata su quale sia la soluzione più opportuna permette di non perdere la propria casa in caso di sovraindebitamento. Noi possiamo consigliarvi, come abbiamo fatto nel caso di un nostro cliente di Trieste, che per la dipendenza da gioco d'azzardo ha rischiato di perdere la casa e i propri beni, ma si è rivolto a noi per risolvere i suoi problemi.

Pignoramento presso terzi 

Attraverso il pignoramento presso terzi, il creditore può pignorare crediti che il debitore vanta nei confronti di un terzo soggetto, come la Banca o il titolare dell'azienda in cui lavora il debitore. 

Pignoramento dello stipendio o pensione

Molto spesso i creditori cercano di recuperare quanto gli spetta aggredendo lo stipendio del debitore

Può applicarsi ad un massimo del 20% dello stipendio. Riguarda sia stipendio, sia pensione, sia NASPI. 

Per evitare di peggiorare la propria situazione di difficoltà finanziaria è quindi opportuno agire in base alle possibiltà offerte dalla legge, in particolare quelle previste dalla legge sul sovraindebitamento.

Pignoramento del conto corrente

Evento particolarmente lesivo e spiacevole per il debitore incolpevole della sua situazione di crisi, è il pignoramento del conto corrente.
Il creditore infatti può anche attivare la procedura di pignoramento del conto corrente e che porta anche al blocco del conto.
L’apertura di altri conti in altre banche non è la soluzione, perché è possibile che vengano aggrediti.

Nel caso di lavoratore dipendente o pensionato, non è possibile pignorare l’intero conto corrente, ma è comunque una condizione particolarmente negativa.

La procedura per pignorare un conto corrente è comunque lunga ed è necessario per il creditore avere un titolo esecutivo.

Può accadere che sia l’Agenzia delle Entrate a decidere di pignorare il conto, in caso di mancato pagamento di cartelle esattoriali. In questo caso la procedura è più veloce, soprattutto dopo l’approvazione della Legge di Bilancio del 2020. Se prima era necessario l’intervento dell’autorità giudiziaria, oggi il pignoramento del conto corrente può avvenire anche direttamente da parte dell’Agenzia delle Entrate Riscossione.

Pignoramento mobiliare

Si parla di pignoramento mobiliare quando il creditore procede all’appropriazione di beni materiali e non immobiliari, come ad esempio arredi, auto, veicoli, gioielli o elettrodomestici.

Il pignoramento mobiliare consiste nella redazione di un verbale contenente l’ingiunzione e la descrizione dei beni pignorati, indicando approssimativamente il valore definito dall’ufficiale giudiziario.

In questo caso il creditore deve tenere in considerazione i cosiddetti beni materiali “impignorabili”, che comprendono le seguenti categorie:

  • Beni di prima necessità per una vita dignitosa, quindi cibo, bevande, letto, frigorifero, tavolo e sedie.
  • Beni essenziali per poter svolgere le attività lavorative, ad esempio l’auto per poter andare al lavoro.
  • Oggetti con particolare valore affettivo o per svolgere pratiche di culto.
  • Oggetti che il debitore ha venduto prima dell’atto di pignoramento.

La Legge sul sovraindebitamento come soluzione

Se il debitore è in difficoltà e non ha la possibilità di ripagare il proprio debito, il ricorso ad una delle procedure del Codice Crisi è una possibile alternativa.
Quando la procedura di sovraindebitamento è stata aperta, il pignoramento viene bloccato.

Perché dunque il Codice Crisi non viene proposto come soluzione?
Perché in molti non lo conoscono approfonditamente e quindi non sono in grado di offrire un’assistenza adeguata.

Il ricorso alla precedente Legge 3/2012 ed ora al Codice Crisi è da valutare in base alle specifiche esigenze di ogni cliente, ed è questo quello che fanno i nostri professionisti, esperti nelle procedure di esdebitazione.

Se vuoi approfondire un caso concreto, leggi come la nostra cliente Carla, residente in Provincia di Padova è riuscita a salvare l’unico immobile di proprietà perché si è rivolta a noi.

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DATA AGGIORNAMENTO:
15 Novembre 2023
DATA PUBBLICAZIONE:
27 Ottobre 2021