Sovraindebitamento per debiti di gioco: i limiti imposti dalla legge

I debiti di gioco sono un tema particolarmente delicato e complesso. Una sentenza dello scorso settembre offre l’occasione per chiarire se e quando è possibile fare ricorso alla Legge 3/2012.

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Il Tribunale di Mantova, con sentenza del 05/09/19, ha rigettato l’apertura di un piano del consumatore in quanto la persona che lo aveva richiesto non possedeva i requisiti di meritevolezza previsti dalla Legge 3/2012 e inoltre ha agito violando norme imperative in merito al ricorso al credito. 

La meritevolezza è requisito basilare della legge 3/2012

La Corte mantovana ha rilevato che i motivi del sovraindebitamento erano dovuti principalmente al gioco d’azzardo. In questo caso l’indebitamento risulta colpevole

In base ai requisiti di cui all’art. 12 bis, il giudice deve verificare che il consumatore non si sia sovraindebitato in maniera colposa, anche per mezzo di un ricorso al credito non proporzionato alle proprie capacità patrimoniali.

Quanto detto si riassume brevemente nel concetto di “meritevolezza”, requisito che dovrebbe verificare in primis il professionista chiamato a redigere la relazione particolareggiata, nonché, a garanzia dei creditori ed in seconda istanza, il giudice.

Per quanto attiene alla valutazione del comportamento del consumatore quindi, bisogna fare riferimento:

  • al tempo e modalità in cui ha contratto il debito;
  • ai motivi per cui il debito è stato contratto;
  • alle capacità patrimoniali e reddituali presenti al momento dell’assunzione delle obbligazioni;
  • alle condotte di vita del soggetto sia prima che durante il rientro del debito. 

Debito di gioco e meritevolezza

Il debito di gioco, così come indicato dal Tribunale di Mantova, costituisce un ostacolo al riconoscimento della meritevolezza del soggetto. Tuttavia, anche in questi casi, è necessario non fermarsi al dato di fatto, ma indagare più a fondo. 

Come abbiamo già evidenziato in questo articolo, se al soggetto viene riconosciuta ed accertata una forma patologica di malattia al gioco (ludopatia), i tribunali riconoscono la possibilità di accedere comunque al sovraindebitamento, in quanto verrebbe meno il nesso psicologico tra la condotta e l’evento, ovvero la riferibilità soggettiva al comportamento tenuto dal debitore e quindi la colpa per aver causato il proprio indebitamento. 

Bisogna ricordare che il gioco d'azzardo nel nostro ordinamento giuridico è proibito e illecito, salvo esso non sia autorizzato dallo Stato e quindi quando:

  • è gestito dall’Amministrazione Autonoma dei Monopoli di Stato (AAMS), un organo dell’Agenzia delle Dogane e dei Monopoli di Stato che ha il compito di controllare i giochi più praticati, come il Lotto, il Superenalotto, il Gratta&Vinci, i giochi online; 
  • il gioco è gestito da privati (normalmente grandi società) autorizzati dallo Stato.

Negli altri casi, il contratto di gioco o di scommessa è nullo (ai sensi dell'art.1418 c.c. il contratto è nullo quando contrario a norme imperative) e i debiti di gioco non dovrebbero essere pagati.

Accade spesso, tuttavia, che chi gioca d’azzardo paghi i propri debiti di gioco e faccia anche ricorso al credito con mezzi ordinari, ad esempio con finanziarie, con la conseguenza di contrarre obbligazioni civili per sanare i debiti di gioco o per utilizzare i denari così richiesti per il gioco stesso, determinando e aggravando così la propria situazione di sovraindebitamento.

Da qui l’importanza della consulenza qualificata di professionisti che conoscono bene la legge e sanno come procedere.
Ri.Analisi con la propria esperienza è in grado di aiutare i soggetti in difficoltà, suggerendo il percorso e i presupposti più adatti per poter ricominciare liberi dai debiti. Contattaci se hai bisogno di aiuto.

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DATA PUBBLICAZIONE:
8 Ottobre 2019