Debiti fuori controllo: segnali, rischi e possibili soluzioni

Quando i debiti diventano insostenibili, informarsi sulle alternative legali è il primo passo per riprendere il controllo.

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C’è un momento in cui i debiti smettono di essere “gestibili” e iniziano a condizionare ogni scelta quotidiana: la spesa, il lavoro, la famiglia, perfino il sonno. Spesso non ci si accorge del momento esatto in cui i debiti sfuggono al controllo e, nella maggior parte dei casi, questo accade rapidamente.

Negli ultimi mesi, tra le ricerche online più frequenti di chi ha problemi di debiti, compaiono domande come:

  • “Non riesco più a pagare le rate, cosa succede?”
  • “Ho troppi debiti ma non ho nulla da perdere”
  • “La banca può pignorarmi tutto?”

Domande semplici, dirette, che raccontano una realtà comune. 

Secondo il Rapporto Italia 2024 dell’Eurispes, il 57,4% degli italiani dichiara difficoltà finanziarie a fine mese. Il sovraindebitamento non riguarda pochi casi estremi, ma sempre più persone.

Quando il problema non è più “pagare”, ma liberarsi dal debito


Molti continuano a pagare le rate anche quando è evidente che il reddito non basta più. Lo fanno per paura, per senso di colpa o perché sperano che “prima o poi le cose miglioreranno”.

Il punto è che continuare a pagare tutto, sempre, non è sempre la scelta migliore.

Il sovraindebitamento nasce proprio qui: quando il debito cresce più velocemente della capacità reale di restituirlo.

Negli aggiornamenti più recenti analizzati da operatori e consulenti del settore, emerge un dato chiaro: aspettare troppo peggiora le conseguenze, non le attenua.

Il debito non è solo un numero


Un errore molto diffuso è pensare che il problema sia solo l’importo totale del debito. In realtà, la cifra da sola dice poco. Quello che fa davvero la differenza è come quel debito è composto e in quale contesto economico e personale si trova la persona.

Conta, ad esempio, la tipologia dei debiti: non è la stessa cosa avere esposizioni con finanziarie, banche, Agenzia delle Entrate o con privati.
Ognuno di questi creditori ha regole, tempi e margini di intervento diversi.

È fondamentale anche la stabilità del reddito. Un’entrata regolare, anche se non elevata, può permettere una gestione sostenibile nel tempo, mentre un reddito incerto o discontinuo rende fragile qualsiasi equilibrio.

Poi ci sono le spese essenziali, quelle che non possono essere eliminate: affitto o mutuo, bollette, spese mediche, mantenimento dei figli. Sono costi che incidono direttamente sulla reale capacità di rimborso.

Infine, spesso il sovraindebitamento nasce o peggiora a causa di eventi imprevisti: una malattia, una separazione, la perdita del lavoro o una riduzione improvvisa del reddito. Situazioni che possono colpire chiunque, anche chi fino a poco prima era in equilibrio.

Per questo due persone con lo stesso debito possono trovarsi in condizioni completamente diverse. Ed è proprio qui che emerge il limite delle soluzioni “standard”: senza una valutazione personalizzata, rischiano di essere inefficaci o addirittura dannose.

Le nuove regole hanno cambiato l’approccio


Uno degli aspetti meno conosciuti, ma oggi tra i più rilevanti, è il modo in cui la normativa sul sovraindebitamento è cambiata nel tempo. L’approccio attuale è profondamente diverso rispetto al passato e tiene maggiormente conto della realtà concreta delle persone, superando una visione meramente numerica del debito.

Con l’entrata in vigore del Codice della Crisi d’Impresa e dell’Insolvenza, il legislatore ha introdotto strumenti nuovi e più evoluti, tra cui l’esdebitazione del debitore incapiente. Si tratta di una novità di grande rilievo, pensata per chi si trova in una condizione di sovraindebitamento grave, ma non dispone di beni né di un reddito sufficiente oltre il minimo vitale e, proprio per questo, in passato restava escluso da qualsiasi percorso di uscita.

Oggi quello che conta davvero è la situazione complessiva della persona: come si è arrivati al debito, quali risorse sono effettivamente disponibili e se esiste una reale possibilità di recuperare un equilibrio economico.
La valutazione, quindi, non si concentra solo sul risultato finale — il debito accumulato — ma sul contesto in cui quel debito si è formato: eventi personali, condizioni lavorative, scelte compiute in momenti di difficoltà o di emergenza.

È un cambio di prospettiva importante, che rende le procedure più umane, più flessibili e più aderenti alla realtà, riconoscendo che non tutte le situazioni di insolvenza derivano da comportamenti irresponsabili e che, in alcuni casi, l’unica vera soluzione è consentire una ripartenza senza il peso del passato.

Un’altra novità significativa riguarda il ruolo dei creditori. Quando il credito viene concesso in modo superficiale o senza un’adeguata valutazione della capacità di rimborso del debitore, chi lo ha erogato può vedere ridotte le proprie pretese. Questo principio, sempre più riconosciuto nelle decisioni dei tribunali, ha contribuito a rendere le procedure di sovraindebitamento più accessibili, più eque e soprattutto più realistiche, riequilibrando il rapporto tra chi deve e chi vanta il credito.

“Non ho nulla”: è davvero così?


Una delle frasi più cercate online è: “Non ho beni, posso fare qualcosa?”La risposta è sì, ma con delle precisazioni.

Non avere beni non significa non avere una via d’uscita. In alcune situazioni, proprio l’assenza di patrimonio rende possibile un percorso di chiusura dei debiti più rapido e definitivo, purché ci siano i requisiti previsti dalla legge.

Il punto centrale non è cosa possiedi, ma se la tua situazione è oggettivamente insostenibile.

Un caso reale: quando non avere nulla diventa la chiave per ripartire


Un esempio concreto aiuta a capire meglio come funzionano queste procedure nella realtà, andando oltre la teoria e mostrando cosa è davvero possibile ottenere quando la normativa viene applicata correttamente.

Una nostra cliente, ex imprenditrice, si è ritrovata sommersa dai debiti dopo la chiusura dell’attività. Nessun patrimonio, nessun reddito sufficiente oltre il minimo vitale, nessuna prospettiva concreta di rientro. Una situazione che, per molto tempo, è stata considerata senza uscita.

Proprio quella condizione, però, le ha permesso di accedere all’esdebitazione del debitore incapiente, prevista dall’art. 283 del Codice della Crisi d’Impresa e dell’Insolvenza.
Si è trattato di un passaggio fondamentale non solo per la persona coinvolta, ma anche dal punto di vista giuridico: è stato uno dei primi casi in Italia in cui un tribunale ha riconosciuto e applicato concretamente l’esdebitazione dell’incapiente, aprendo la strada a un’interpretazione più moderna e aderente alla realtà sociale.

Il risultato è stato la cancellazione totale dei debiti, senza liquidazioni forzate né piani insostenibili, e la possibilità per la debitrice di ricominciare una nuova fase della propria vita libera dal peso delle obbligazioni pregresse.

Il caso completo è raccontato qui: Cancellati debiti di incapiente

Attenzione alle false soluzioni


Negli ultimi anni si sono moltiplicate le offerte che promettono soluzioni rapide e apparentemente indolori, come:

  • la cancellazione immediata dei debiti, senza spiegare come e a quali condizioni
  • il blocco automatico di pignoramenti e azioni esecutive, spesso presentato come garantito
  • soluzioni “senza tribunale”, che fanno pensare a percorsi semplici e privi di conseguenze.

Sono proposte che fanno leva sulla paura e sulla disperazione di chi si trova in difficoltà, ma che nella pratica raramente risolvono il problema. Più spesso, lo rimandano nel tempo o lo spostano su un altro piano, creando nuove complicazioni.

Le procedure serie, invece, funzionano in modo molto diverso:

  • richiedono un’analisi approfondita della situazione, economica e personale
  • hanno tempi chiari e definiti, che vengono spiegati fin dall’inizio
  • prevedono controlli e verifiche, a tutela sia della persona che dei creditori
  • producono effetti concreti e duraturi, perché basati su regole precise e riconosciute.

Per questo, diffidare delle scorciatoie non è un segno di sfiducia, ma il primo passo per affrontare il problema in modo consapevole e uscirne davvero.

Prendere il controllo dei debiti: le soluzioni


Uno degli errori più frequenti è aspettare l’atto giudiziario per reagire: pignoramento, decreto ingiuntivo, segnalazioni.

Fermarsi non significa arrendersi. Significa prendere il controllo della situazione e scegliere la strada più adatta per uscire dai debiti in modo sicuro e legale.

Sono disponibili diverse procedure studiate per chi si trova in difficoltà economica, a seconda della gravità della situazione e delle risorse disponibili:

  • Piano del consumatore 
    Una soluzione flessibile per chi ha debiti con banche, finanziarie o privati e vuole ristrutturare i pagamenti secondo le proprie possibilità.
  • Concordato minore
    Una procedura che coinvolge direttamente i creditori, per ridurre i debiti o dilazionarli con un piano concordato, sotto la supervisione del tribunale.
  • Liquidazione controllata 
    Per chi non ha possibilità di rientrare dai debiti, questa procedura permette di liquidare i beni e ottenere l’esdebitazione, cancellando i debiti residui e ripartendo da zero.
  • Esdebitazione dell’incapiente 
    Chi si trova sommerso dai debiti, ma non ha beni da offrire né un reddito sufficiente oltre al minimo vitale, oggi ha finalmente una via d’uscita legale: si tratta dell’esdebitazione del debitore incapiente, prevista dall’art. 283 del Codice della Crisi d’Impresa e dell’Insolvenza.
  • Consulenza personalizzata
    Ogni situazione è diversa. Noi possiamo aiutarti a valutare quale procedura è più adatta e a guidarti passo dopo passo, evitando errori e scorciatoie rischiose.

Le nostre informazioni si basano sull’esperienza dei nostri consulenti che operano quotidianamente nelle procedure di sovraindebitamento. 

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DATA PUBBLICAZIONE:
21 Gennaio 2026