Legge 155 del 2017: novità sul Codice della Crisi d’Impresa

Il nuovo Codice della Crisi e dell’Insolvenza, in attuazione della Legge 155/2017, dovrebbe entrare in vigore il 1 settembre 2021, ma si discute di un rinvio al 2022.

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La legge n. 3 del 2012, già parzialmente riformata dalla Legge 176 del 2020, continuerà ancora ad essere applicata dai tribunali, fino all’entrata in vigore del nuovo Codice della Crisi d’Impresa, che verrà probabilmente rimandato al 2022, vista la necessità di adottare in Italia la nuova direttiva europea sull’insolvenza.

L’attuale crisi pandemica ha sconvolto l’intero sistema, con importanti ricadute economiche che non prevedono rapida soluzione. Le nuove norme previste dalla Legge n.155 del 2017, che ha avviato ufficialmente la tanto attesa riforma della Legge fallimentare e della Legge sul sovraindebitamento, erano pensate in condizioni di stabilità e normalità e ora evidenziano dei limiti se applicate in una situazione emergenziale. Da qui il rinvio, che verrà probabilmente posticipato al 2022 anche in considerazione della nuova direttiva europea a cui l’Italia deve adeguarsi. 

Una revisione completa dell’assetto normativo vigente si è resa necessaria per semplificare l’accesso alle procedure e per colmare alcuni vuoti normativi che hanno determinato finora sentenze diverse su casi simili, da parte dei giudici dei vari tribunali in Italia.

Obiettivo della riforma fallimentare è anche quello di intercettare tempestivamente lo stato di crisi delle aziende e prevenirne la chiusura, grazie ad un sistema di segnalazione efficace. Ora però che molte imprese sono state chiuse e tante sono a rischio fallimento, serviranno sicuramente nuovi decreti legislativi per limitare gli effetti del Covid-19 sull’economia reale.

Le novità anticipate a gennaio 2021

La grave crisi pandemica da Covid-19 che ha colpito il tessuto economico internazionale nel 2020 ha causato un primo slittamento dell’entrata in vigore del nuovo Codice della Crisi d’Impresa, ed ora è molto probabile un ulteriore rinvio.

Questa scelta è stata motivata dalla volontà di continuare ad operare secondo l’attuale disciplina consolidata, permettendo a imprese, professionisti e persone di superare la fase più acuta dell’emergenza economica e sanitaria. Si sono però rese necessarie alcune anticipazioni del CCI, entrate in vigore a gennaio 2021 con la legge di conversione del Decreto Ristori, che ha apportato alcune importanti modifiche alla Legge 3/2012. Le indichiamo di seguito in sintesi. 

L’esdebitazione: cosa cambia

L'esdebitazione è di fatto la liberazione dai debiti residui. Ci sono ottime opportunità per ripartire da zero anche in base a quanto previsto dalla Legge 176/2020, che ha anticipato quanto previsto dalla Legge 115/2017 e ha introdotto una norma estremamente favorevole per i consumatori, ovvero i soggetti che hanno contratto debiti per scopi personali e non legati all’attività imprenditoriale o professionale.
In particolare si consente al consumatore incapiente di ottenere per una sola volta nella vita, la liberazione da tutti i debiti, anche senza restituire nulla ai propri creditori.

Le condizioni necessarie a questo vantaggio sono:

  • la reale incapacità di offrire qualsiasi bene, nemmeno in futuro. Il debitore è obbligato al pagamento del debito entro quattro anni dal decreto del Giudice solo se sopravvengono utilità rilevanti, che possono soddisfare i creditori almeno del 10%;
  • la meritevolezza del debitore, cioè la mancanza di frode verso i creditori e la mancanza di dolo o colpa grave nelle ragioni che hanno portato all’indebitamento.

La tutela del debitore incapiente è una importantissima via d’uscita per tutti coloro si sono trovati in una grave situazione debitoria, non a causa loro, e che possono così lasciarsi definitivamente alle spalle i propri problemi di debiti, riacquisendo una totale serenità. Il problema rimane per i creditori che vedono espropriato il loro diritto al risarcimento e questo potrebbe portare a riconoscere l’incostituzionalità della norma.

Le misure protettive

Le misure protettive del patrimonio del sovraindebitato vengono ampliate e rese efficaci in tempi più rapidi. Quindi rimangono l’inammissibilità di azioni esecutive o cautelari individuali e la sospensione dei processi esecutivi o cautelari pendenti.

Nel concordato minore, però, i titolari di crediti impignorabili restano esenti dalla sospensione, e ciò continua ad essere di ostacolo al risanamento di imprese minori e professionisti.

Ammessa la falcidiabilità dei tributi

La Legge 176/2020, come previsto anche nel CCI, rimuove finalmente il divieto di falcidia dell’IVA e delle ritenute operate e non versate. Piano e Concordato minore potranno dunque prevedere che detti tributi possano essere pagati solo in parte, e non più solo dilazionati, in caso di incapienza dei beni sui quali grava il privilegio, tramite l’apposita attestazione speciale dell’OCC.

La famiglia come soggetto unitario

La famiglia già oggi è considerata come soggetto unitario e anche la nuova disciplina prevede le procedure famigliari. Nel caso in cui il sovraindebitamento coinvolga intere famiglie o conviventi, la gestione della procedura sarà unitaria e quindi la normativa prevede di presentare un unico progetto di risoluzione della crisi da sovraindebitamento.

Si assiste alla nomina di unico giudice delegato e di un unico OCC e la determinazione di un unico attivo e passivo sui quali calcolare i compensi. La norma precisa che le masse attive e passive devono rimanere distinte.

Ampliata la nozione di consumatore

La nozione di “consumatore” è estesa anche alle persone fisiche, socie di società di persone, che si trovino in condizione di sovraindebitamento per ragioni estranee all’attività d’impresa, e che quindi hanno maturato debiti personali.

Inoltre, in caso di accordo di composizione della crisi, gli effetti coinvolgeranno anche i soci illimitatamente responsabili.

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Ulteriore slittamento dell'entrata in vigore del CCI: 3 motivi

E’ probabile che l’entrata in vigore del nuovo CCI venga ulteriormente ritardata.
Ancora manca un provvedimento che formalizzi il rinvio, ma il Governo sta valutando di spostarlo alla prossima primavera 2022. Vediamo i motivi.

1. Nuova direttiva comunitaria

La ragione principale del rinvio è la necessità dell’adeguamento normativo italiano alla Direttiva in materia di ristrutturazione e di insolvenza (Direttiva (UE) 2019/1023) e questo dovrà essere fatto entro il 17 luglio 2022.

Si è ritenuto che fosse necessario un ripensamento globale del CCI. Si sta infatti pensando di offrire ai debitori strumenti accessibili sin dalle primissime fasi della crisi e che prevedano un ruolo limitati del giudice, che diverrebbe garante dell’accordo tra debitore e creditori.

2. L’efficacia dei sistemi di allerta

Originariamente il CCI aveva modificato l’art. 2477 c.c. decuplicando il numero di imprese s.r.l. che sarebbero state obbligate a nominare un organo di controllo. La modifica sarebbe dovuta entrare in vigore già nel dicembre 2019. Con la crisi da Covid ci si è subito resi conto che il sistema sarebbe stato ingestibile e avrebbe penalizzato molte imprese vittime delle conseguenze provocate dalla pandemia. Si è quindi deciso per rinviare anche il sistema dell’allerta “interna”, cioè quella che mira a responsabilizzare gli organi di controllo.

Ora, con questo nuovo rinvio, si punta ad un sistema innovativo di negoziazione assistita, su base volontaria. Il legislatore sta cercando di “salvare” alcuni aspetti dell’intervento precoce, al fine di assistere l’imprenditore nella ricerca di una via d’uscita dalla crisi, senza però arrivare all'intervento del pubblico ministero (art. 22 c.c.i.i.).

3. Aspetti innovativi carenti

Alcune innovazioni “minori” del Codice sono poco apprezzate dai più, che rilevano frammentarietà dei procedimenti e mancanza di spirito innovativo in merito al fallimento, procedura più frequente. È quindi auspicabile che questa nuova proroga metta in luce soluzioni più innovative, anche in attuazione della direttiva comunitaria.

Legge 155/2017 e Legge 3/2012 a confronto

Abbiamo visto che tra i principi generali della riforma fallimentare, vengono comprese anche le procedure di composizione della crisi da sovraindebitamento, che saranno disciplinate in un corpo normativo unitario.

L’insolvenza dell’imprenditore commerciale sarà trattata insieme a quella del debitore civile. Vediamo quindi di confrontare la Legge 155/2017 e la Legge 3/2012. La sostanziale corrispondenza delle procedure presenta anche elementi di novità. Vediamo di seguito quali.

Rimangono 3 procedure per i soggetti non fallibili

Nella nuova legge 115/2017 ritroviamo le tre procedure della legge 3/2012, ma con una definizione diversa:

1. Piano di ristrutturazione dei debiti del consumatore

Prima era il piano del consumatore e rimane riservato solo ai consumatori, quindi persone fisiche in stato di sovraindebitamento.

Il Giudice verifica la documentazione presentata e salvaguarda una somma necessaria al sostentamento del debitore e del suo nucleo familiare.

2. Concordato minore

Si tratta dell’accordo di composizione della crisi, che con la nuova legge è rivolto solo alle imprese, che propongono ai creditori un piano di rientro dai debiti.I soggetti che si trovano in una situazione di sovraindebitamento potranno presentare ai creditori, tramite l’Organismo di Composizione della Crisi, una proposta di concordato minore quando il piano permette di proseguire l’attività imprenditoriale o professionale.

Non è più necessario il raggiungimento di approvazione del 60% dei creditori, come è stabilito nella normativa vigente, ed il concordato minore è approvato dai creditori che rappresentano la maggioranza dei crediti ammessi al voto. In seguito alla verifica da parte del tribunale, il giudice omologa il concordato quando ritiene che il credito dell'opponente può ricevere un soddisfacimento non inferiore a quello che otterrebbe in caso di liquidazione giudiziale per effetto dell'esecuzione del piano. 

3. Liquidazione controllata

È l’attuale “liquidazione dei beni” ed è l’unica procedura che si rivolge sia al consumatore che all’impresa. Prevede di pagare il debito con la liquidazione del proprio patrimonio, ottenendo, dopo tre anni dall’apertura della procedura, la cancellazione di ciò che non si è pagato con la vendita dei beni.

Accesso alle procedure di sovraindebitamento

Anche le procedure della nuova legge si rivolgono ai seguenti soggetti:

  • persone fisiche,
  • artigiani,
  • imprenditori individuali,
  • professionisti,
  • start-up innovative
  • aziende agricole
  • piccole imprese sottosoglia.


Attualmente i consumatori possono accedere a tutte e tre le discipline del sovraindebitamento. In futuro potranno scegliere tra il Piano e la Liquidazione controllata, ma non più il concordato minore.

Piccoli imprenditori, professionisti, artigiani e altre figure non soggette a liquidazione giudiziale, potranno accedere al Concordato minore e alla Liquidazione controllata.

Come nell’attuale assetto normativo, è il debitore il soggetto legittimato a presentare domanda di Piano e Concordato minore.

Cambia invece la situazione relativa alla Liquidazione controllata.
Oltre al debitore, infatti, ora possono presentare domanda di Liquidazione, anche:

  • il creditore, in caso di pendenza di una procedura esecutiva individuale;
  • il pubblico ministero, in caso di pendenza di una procedura esecutiva individuale riguardante un imprenditore insolvente.

La Liquidazione sarà improcedibile se già pendono sul debitore un Piano o un Concordato minore o se il debitore chiede di accedervi. Queste condizioni bloccano di fatto le iniziative avviate da creditori o PM. Lo scopo perseguito in questo caso è di trovare velocemente una soluzione a problemi di sovraindebitamento, lasciando comunque al debitore la possibilità di scegliere un’alternativa diversa dalla Liquidazione controllata.

Confermato il requisito di meritevolezza del debitore

La relazione dell’OCC con l’indicazione delle cause dell’indebitamento, della diligenza impiegata dal debitore nell’assumere obbligazioni e dei motivi che hanno portato all’apertura della procedura, rimane valida e necessaria per permettere al giudice di valutare la meritevolezza del debitore, anche sotto il profilo dell’assenza di atti di frode.

Questa relazione viene richiesta nel Piano e anche nel Concordato minore.

Per quanto riguarda la Liquidazione controllata, la relazione particolareggiata dell’OCC allegata al ricorso deve contenere soltanto una valutazione sulla completezza e attendibilità della documentazione depositata e sulla situazione economica, patrimoniale e finanziaria del debitore.
Si prende atto così che la Liquidazione controllata non è una misura a favore del debitore, ma uno strumento di tutela dei creditori. 

Responsabilità del creditore

Sia nel Piano che nel Concordato minore sono disposte sanzioni processuali a carico del creditore che eroghi “prestito irresponsabile”, cioè che abbia consapevolmente o colpevolmente determinato la situazione di indebitamento o il suo aggravamento o che non abbia adeguatamente verificato il merito creditizio. In particolare, il creditore non può presentare osservazioni al Piano, né presentare opposizione o reclamo in sede di omologazione del Piano e del Concordato, anche se dissenziente; inoltre non può far valere cause di inammissibilità che non derivino da comportamenti dolosi del debitore.

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DATA PUBBLICAZIONE:
4 Agosto 2021
Categoria: News